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L’albero «più solitario del mondo»

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In Nuova Zelanda, un albero permette ai ricercatori di raccontarci l’impatto dell’uomo sul pianeta

Si dice che questo albero sia il più «solitario del mondo» perché dista più di 273 Km dal suo vicino più prossimo. Si trova a Campbell Island, in Nuova Zelanda, ed è un abete sitka che è stato piantato dal governatore Lord Ranfurly all’inizio del 20° secolo. I ricercatori ritengono che detenga indicazioni sull’Antropocene e, infatti, dopo una completa e approfondita analisi, hanno stabilito una possibile data di inizio per l’era geologica in cui gli esseri umani sono diventati l’influenza dominante sull’ambiente.

È stata la rivista «Scientific Reports» a pubblicare questa ricerca a cui hanno contribuito scienziati provenienti da istituzioni dell’Australia, della Nuova Zelanda, del Regno Unito, degli Stati Uniti e della Germania.
A quanto dicono i ricercatori, il legno dell’albero ha registrato il radiocarbonio generato dai test per la bomba atomica sulla sua superficie e i suoi strati hanno rivelato un picco nel 1965. Questo picco di elementi era già un contendente per definire l’inizio dell’Antropocene, ma fino a prima della ricerca la maggior parte dei dati erano stati raccolti nell’emisfero settentrionale. «Per dimostrare un impatto umano veramente globale è necessario un segnale da una remota e incontaminata posizione nell’emisfero australe che si verifica contemporaneamente al nord», hanno detto i ricercatori.

E così è stato l’albero più solitario del mondo ad aiutare nella conferma di quel segnale. Uno studio dettagliato della crescita anno dopo anno dell’albero ha rivelato un picco di elementi radioattivi tra ottobre e dicembre 1965. Gli scienziati hanno detto: «Questo abete ha dimostrato inequivocabilmente che gli umani hanno lasciato un impatto sul pianeta, anche negli ambienti più incontaminati, che sarà conservato nei registri geologici per decine di millenni e oltre». E quindi ora si può dire che l’Antropocene è iniziato ufficialmente nel 1965.

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