Eolico: Anev boccia le aste a ribasso, meccanismo fallimentare

Anev boccia le  Aste a ribasso, il nuovo metodo di incentivazione dell’eolico introdotto da Decreto Rinnovabili: i primi esiti del meccanismo sono a dir poco insoddisfacenti

I primi esisti del meccanismo delle Aste a ribasso, nuovo metodo di incentivazione dell’eolico introdotto dal DM 6 luglio 2012, hanno dato risultati a dir poco insoddisfacenti, confermando quelle che erano state le previsioni fatte dall’ANEV sin dall’uscita delle prime bozze del Decreto. 

I MW presentati ad asta sarebbero meno di 450 per l’ on-shore il cui contingente è stato fissato in 500 MW all’anno, solo 30 MW per quanto riguarda invece l’off-shore su 650 MW di contingente per il 2013, mentre sarebbero stati presentati per gli impianti sotto soglia poco meno di 200 MW rispetto ad un contingente di 60 MW.

L’Anev segnala da mesi alle Istituzioni l’inadeguatezza delle norme introdotte dal Decreto Rinnovabili, che, si preannunciava deleterio per l’intera categoria. A fronte dei dati sopra citati, peggiorati dal fatto che nei progetti presentati ci sono anche quelli riferibili al periodo transitorio e che quindi usciranno dalle graduatorie, oltre a quelli che eventualmente verranno esclusi per motivi di correttezza procedurale di presentazione dell’offerta, ci troviamo innanzi al fallimento completo del meccanismo delle aste per l’eolico. Infatti da quanto emerge si capisce che nella migliore delle ipotesi si arriverà a installare non più della metà del contingente previsto, cioè un assoluto fallimento annunciato.

Se il dato verrà confermato dalla pubblicazione ufficiale del GSE attesa nelle prossime settimane, significherebbe che da una media di installazioni eoliche degli ultimi cinque anni superiore ai 1.000 MW all’anno si passerebbe improvvisamente a 250 MW, con un crollo tale da significare un gravissimo rischio per il nostro settore. 

A questo si aggiunge inoltre la spada di Damocle rappresentata dalla Delibera dell’AEEG 281/2012 che pretende di imporre ai produttori eolici l’obbligo di fornire la previsione di produzione per gli impianti alimentati da una fonte, il vento, per definizione “non programmabile”. Questa Delibera, che di fatto sembra essere una tassa per di più retroattiva, insieme al nuovo sistema delle aste, comportano il blocco delle nuove iniziative e il rischio serio del fallimento di quelle in essere, proprio un bel risultato !!

Alla luce di queste pessime notizie, l’Anev auspica un intervento forte e tempestivo da parte del Governo che possa risolvere una criticità largamente prevista e sulla quale non ci è stato dato ascolto, ora bisogna porre rimedio ad un ulteriore rischio di blocco degli investimenti e della produzione industriale nazionale del settore che porterà, se non vi si porrà rapito ed efficace rimedio, senza dubbio a licenziamenti e fallimenti per le numerose aziende del settore (oggi sono circa 40.000 gli addetti del settore eolico nazionale). 

Viene facile ora ricordare che le proposte avanzate dall’Anev avrebbero consentito di raggiungere il medesimo risultato del provvedimento emanato, addirittura con un minor costo complessivo per il Paese ma senza penalizzare gli imprenditori e le decine di migliaia di lavoratori che l’industria eolica italiana ha sviluppato in 15 anni e che oggi sono in grave pericolo. 

“Come ripetutamente ed accoratamente ripetuto al Governo nei mesi scorsi, il basso livello economico e la farraginosità del meccanismo non avrebbero consentito di raggiungere neppure domande sufficienti al raggiungimento del contingente” ribadisce Simone Togni, Presidente dell’Anev “Il meccanismo di partecipazione all’asta, infatti, prevedendo tempistiche e modalità assai complesse e articolate, fa lievitare l’onerosità del funding, determinando un aumento dei costi delle iniziative e non una loro riduzione come richiesto dal D. Lgs n. 28/11, come peraltro dimostrano le esperienze fallimentari di analoghi tentativi fatti a livello internazionale. Serve una urgente assunzione di responsabilità di questo Governo per risolvere la questione velocemente e non passare alla storia come il Governo che è riuscito a chiudere anche una delle poche industrie nazionali che funzionavano.” (com)

 

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