Specchio specchio dei miei pregiudizi

I ricercatori creano uno specchio biometrico che giudica la nostra personalità così come noi facciamo con gli altri: al primo sguardo

Condizionati dalle nostre esperienze e fortificati dai nostri pregiudizi, quando vediamo una persona per la prima volta oltre a mettere, nel file del nostro cervello che la riguarda, informazioni su sesso, età, colore di capelli, altezza, mettiamo anche pareri a caldo sulla sua simpatia, sulla potenziale affidabilità, sulla presunta gentilezza. Come se fosse possibile capire tutto questo sulla base di una prima impressione.
Capita molto spesso, infatti, che dopo aver effettivamente conosciuto quella persona ci rendiamo conto di aver avuto una percezione iniziale sbagliata – un pregiudizio, appunto.

Gli scienziati hanno deciso di far luce sul problema prendendo questo meccanismo e portandolo in una intelligenza artificiale, che è stata modellata per prendere decisioni sulla base dei pregiudizi, ovvero sulla base di come noi formuliamo le nostre ipotesi su quello che vediamo.

È così che i ricercatori della University of Melbourne hanno creato Biometric Mirror, uno specchio biometrico che analizza il volto di una persona e ne mostra 14 caratteristiche, tra cui l'età, la razza, il livello percepito di fascino e di attendibilità.
Per insegnare al sistema a fare questo, i ricercatori di Melbourne hanno chiesto a volontari di giudicare migliaia di foto con le stesse caratteristiche: quelli sono stati i dati su cui il Biometric Mirror si è basato per analizzare le persone che vedeva. E poiché le informazioni fornite da questi volontari erano soggettive, anche il suo output lo era.

Per usare lo specchio biometrico, la persona deve semplicemente stare di fronte al sistema per qualche secondo: il suo volto viene analizzato rapidamente e quindi vengono elencate le caratteristiche percepite sullo schermo. Poi l'intelligenza artificiale chiede alla persona di pensare a come si sentirebbe se quelle informazioni venissero condivise con gli altri: se una riscontrata aggressività la facesse mettere sotto controllo dalle forze dell'ordine o se una mancata attendibilità le impedisse di accedere a un lavoro.
Insomma, domande interessanti sull'etica e sui limiti dell'intelligenza artificiale a seconda di come essa viene implementata e poi usata, ma non solo. Domande interessanti anche su come noi implementiamo noi stessi.

 

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