Passa al contenuto principale
ULTIMA ORA:
Post title marquee scroll
Oleogel antiossidante dalle bucce di mela: il brevetto italiano che valorizza gli scarti-Meteo in tempo reale su Ecoseven: arriva il box Windy per leggere il clima come non hai mai fatto prima-Le nuove esigenze del mondo: salute, ambiente e benessere sono la stessa economia-Alberobello, la città dei trulli: storia, materiali e consigli pratici-Scarpe che generano energia: correre e ricaricare il cellulare-Il cibo spazzatura nei primi anni di vita può influire sul QI dei bambini-Pulizie creative: soluzioni eco per la cura della casa-Primo caldo, i cosmetici da cambiare: guida pratica per proteggere pelle e look-Tè deteinato con CO2: metodo, benefici e consigli per l'acquisto-7 modi naturali per tenere lontane le zanzare-Uccelli e mammiferi: due strade indipendenti per cervelli complessi-Schiuma isolante sostenibile a base di PLA e cellulosa-Trasformare l’inquinamento in pigmenti non tossici: l’arte di John Sabraw che pulisce i fiumi-Frigoriferi senza elettricità: la rivoluzione fredda delle ecoinvenzioni-Saathi Pads: assorbenti biodegradabili in fibra di banana che uniscono sostenibilità e impatto sociale-Due americani e un Papa: Vance e Rubio tra fede, potere e la corsa alla Casa Bianca-Inter, quanto vale lo scudetto? L'incasso dei nerazzurri con il tricolore-Tumori: in Italia l'immunoterapia sottocute, si somministra in pochi minuti-Prevenzione melanoma, al via campagna Unicoop Firenze e Imi per controllo nei-Russia, più sicurezza e meno contatti: così Putin gestisce l'aumentato rischio attentato

Il «gene» della procrastinazione

Condividi questo articolo:

Dove si trova, se si trova, nella nostra testa, il luogo in cui nasce la tendenza a rimandare ogni cosa?

Gli scienziati, finalmente, hanno trovato il «posto» in cui viene generata quella capacità molto diffusa nel genere umano di lasciarsi sempre sfuggire il tempo e rimandare tutto il possibile: insomma, hanno annunciato che esiste un «motivazione cerebrale» per la procrastinazione, che non si tratta di un difetto dipendente dal carattere.

I ricercatori che si sono occupati di questo studio, pubblicato sulla rivista «Psychological Science», hanno esaminato le scansioni cerebrali di 264 tra uomini e donne. La risonanza magnetica ha rivelato che una regione del cervello coinvolta nella capacità di essere motivati tende ad essere più grossa tra le persone che rimandano le cose e che la comunicazione tra quella parte del cervello e un’altra coinvolta nell’azione sembra essere invece più debole. Questa fa sì che quelle persone risultino poco motivate a iniziare quello che devono fare e lo rimandino.

Si tratta del primo studio che scansiona il cervello per identificare una base neurale per la procrastinazione, il primo quindi che riesce a individuare una amigdala più grande nei procrastinatori. Essendo questa ghiandola responsabile della regolazione delle emozioni e della motivazione, è possibile che le persone con amigdale più grandi possano essere più preoccupati per le conseguenze negative di un’azione e che quindi questo li faccia esitare, attendere, rimandare.

Inoltre, poiché i ricercatori hanno anche scoperto che i procrastinatori tendono ad avere una connessione più debole tra l’amigdala e un’area cerebrale nota come corteccia cingolata anteriore dorsale, che è coinvolta nella regolazione delle emozioni, dell’empatia, del controllo degli impulsi e del processo decisionale, si è portati a pensare che il controllo delle azioni possa essere compromesso e quindi le azioni non eseguite con successo.
Sulla base di questa ricerca forse si potrà capire meglio questa caratteristica e anche se esiste un modo per evitare questo comportamento. Chissà.

Altri articoli consigliati per te:

Questo articolo è stato letto 86 volte.

aspettare, genetic, genetica, geni, procrastinazione

I commenti sono chiusi.