Pesticidi e autismo

Un nuovo studio dice che l'esposizione delle donne agli insetticidi è associata all'autismo tra i loro figli

Sulla rivista «American Journal of Psychiatry», è stato pubblicato uno studio che fornisce la prima evidenza basata sui biomarcatori che l'esposizione delle madri agli insetticidi è associata all'insorgenza dell'autismo tra i loro figli.

Il ragionamento su cui si basa questo studio parte da una considerazione molto amara: quando si rivelano pericolose sostanze chimiche sintetiche che sono state emesse nell'ambiente in grandi quantità e vengono vietate, esse possono persistere nell'ambiente per molti anni a venire. Questo è quello che è successo con il DDT, un pesticida che, nonostante sia stato vietato praticamente in tutto il mondo (al netto delle nazioni che sono infestate endemicamente dalla malaria), indugia nell'ambiente, trovando la sua strada nelle catene alimentari e anche dentro di noi. Il prodotto in cui degrada il DDT è il DDE, anch'esso un composto inquinante, purtroppo rilevabile in gran parte della popolazione mondiale.

Lo studio ha studiato la possibilità di un'associazione tra la presenza di elevati livelli di inquinanti organici persistenti – DDT, DDE e PCB – nelle donne in gravidanza e un aumentato rischio di autismo tra i loro figli. I ricercatori, partendo da un studio prenatale finlandese che includeva i casi di un milione di donne che avevano partorito tra il 1987 e il 2005, hanno esaminato i livelli degli inquinanti e, mentre non hanno trovato alcun collegamento tra autismo e i PCB, hanno scoperto che le madri con elevate concentrazioni di DDE (il 75%) avevano il 32% di possibilità in più di dare alla luce bambini che sviluppavano l'autismo.

Un'associazione, non una relazione causa-effetto, ci hanno tenuto a specificare, ma di certo una prova che anche il DDE può giocare il suo ruolo nello sviluppo di questa malattia.

 

 

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