«Climate strike»: parola dell’anno

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Secondo i lessicografi del Collins Dictionary, lo «sciopero per il clima» è la parola dell’anno

Tutto è iniziato da Greta Thunberg e dal suo sciopero scolastico per il clima che ha dato il via a un movimento internazionale, noto come #fridaysforfuture, che si propone di manifestare per rivendicare azioni a favore dell’ambiente, contro il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici.

«Climate strike» quindi è diventata una locuzione davvero in voga, tanto che i lessicografi del Collins Dictionary hanno osservato un aumento di 100 volte del suo utilizzo nel 2019 e tanto che hanno deciso di incoronarla Parola dell’anno.

Secondo i redattori del dizionario, la locuzione è stato registrata nel novembre del 2015 quando è avvenuto il primo evento che è stato chiamato in questa maniera, durante la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Parigi. Ma è stato nel corso dell’ultimo anno che il termine ha regnato sovrano guadagnandosi titoli di giornali, menzioni nei libri, ricerche sui motori online e una quantità incontrollabile di hashtag.

Di fatto, è molto bello che una parola così politica, così sociale, così ambientale salga la china delle classifiche di importanza e si ponga in primo piano.

Anche le altre parole che sono presenti in classifica, però, descrivono un mondo più consapevole dei propri limiti, dei propri guai e delle proprie possibilità, visto che insieme a «influencer» e a «deepfake» (i video contraffatti che rendono ancora più facile la disinformazione creata dalle fake news), ci sono anche «hopepunk» (un movimento letterario e artistico che celebra il perseguimento di obiettivi positivi di fronte alle avversità) e «rewilding» (la pratica di riportare aree di terra allo stato selvaggio, anche grazie alle reintroduzione di specie animali che non si trovano più naturalmente lì).

Le parole, come si dice, sono importanti.

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