Nasce la “Fabbrica italiana contadina”, la nuova “Disneyland del cibo”

Farinetti dopo Eataly rilancia con un parco dedicato al cibo e all'agricoltura

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Aprirà tra un anno a Bologna “Fico”, che sta per “Fabbrica italiana contadina”, nuova idea di Oscar Farinetti, il celebre inventore della catena dedicata alle eccellenze enogastronomiche italiane “Eataly”.

Fico Eataly world sarà un parco del cibo, una Disneyland del cibo (per dirla alla Farinetti). Il parco si estenderà su un’area di 80mila metri quadrati, un ettaro di campi e di allevamenti dimostrativi, mercato e botteghe, 40 laboratori, 25 ristoranti e dieci aule per la didattica e la formazione. Una Expo permanente. Nelle aree esterne si potrà andare per campi e stalle, per vedere le principali cultivar dell’agricoltura italiana e le razze animali autoctone. Nel mercato saranno in vendita i prodotti alimentari, mentre nelle botteghe e nei ristoranti si potranno degustare le produzioni delle Fabbriche Contadine artigianali, ovvero laboratori di produzione dal vivo.

Secondo Farinetti il rilancio del nostro paese dipende proprio dalla proposta gastronomica da esportare e dal consolidamento dell’offerta turistica: “Riusciremo a mettere a posto questo Paese solo se raddoppieremo il turismo e le esportazioni – dice il fondatore di Eataly -. Sto dicendo cose fattibili, non impossibili. Il limite siamo noi. In un Paese di incompetenti la gente non va. Dubai fa il doppio dei turisti di Roma. Perché? Rimini e Riccione registrano il numero più alto di turisti stranieri rispetto la Sicilia. Perché? Per la gente. Il nostro è un problema di popolo. Il nostro compito è studiare, dobbiamo smettere di essere così sicuri di noi stessi. Sono i popoli che fanno i Paesi, e non solo le opere d’arte. Quelle le abbiamo ereditate e ringraziamo. Ora dobbiamo fare la nostra parte”.

“Puntiamo ai giovani – ha detto ancora Farinetti -. Chi ha questa fortuna incredibile di nascere qui, nel paese più biodiverso al mondo deve dedicare un po’ di tempo allo studio di quello che ha intorno. È una questione di coscienza civica. La nostra incapacità di narrazione è un problema grosso, un problema che si traduce un export ancora troppo basso rispetto a quello che potrebbe essere. E poi vogliamo i turisti stranieri. Vogliamo vedere i pullman che arrivano pieni di gente a vedere la nostra Disneyland”.