Olio di oliva: a rischio il made in Italy

L’Italia ha insegnato a fare l’olio di oliva e ha costruito ottime macchine olearie, ma il nostro made in Italy  e’ a rischio

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‘Il vero made in Italy nell’olio di oliva? Se non si corre ai ripari resterà solo il know how di aver insegnato a fare un ottimo prodotto e di aver costruito ottime macchine olearie perché siamo ancora i primi nel mondo a detenere il primato della conoscenza della tecnologia in questo settore’. Massimo Gargano, presidente di Unaprol – consorzio olivicolo italiano  lancia l’allarme durante la conferenza stampa delle stime produttive della campagna 2012/2013, e chiede che vengano applicate le norme che tutelano l’origine certa e la corretta informazione dei consumatori. ‘Nell’Europa del patto di stabilità e della riduzione dei deficit di bilancio ci deve essere spazio anche per lo sviluppo dei territori con leggi che non costano nulla al contribuente europeo - come la legge Mongiello sul salva olio made in Italy - ma l’Europa ha tempi lunghi di decisione che vanificano  gli sforzi e ritardano la ripresa economica’.

L’olivicoltura italiana conta su circa 800mila imprese in tutta Italia, oltre un milione di ettari coltivati, 5mila frantoi e più di 200 imprese industriali, una produzione di 480mila tonnellate che ha generato nello scorso hanno un fatturato di oltre 3,3miliardi di Euro (il 2,6% del fatturato industriale agroalimentare totale), senza contare il valore alla pianta del prodotto che sfiora mediamente ogni anno due miliardi di Euro.

 

‘Se non diamo valore al fatto che il nostro Paese è la banca mondiale della biodiversità dell’olivicoltura, un patrimonio che va difeso perché è unico al mondo,  finiremo per essere solo il Paese dei paradossi’ afferma Gargano, che sottolinea ‘le acquisizioni dei marchi storici italiani da parte di multinazionali straniere più che rilanciare il made in italy lo stanno svuotando perché  utilizzano questi marchi italiani come taxi per far viaggiare nel mondo oli di oliva che possono fregiarsi del made in Italy solo nel nome e non nell’origine. Ecco perché l’Europa deve  accelerare i suoi tempi di decisione e modificare la sua legislazione in materia  di trasparenza avvicinandola alla nostra.  Quella italiana – ha concluso Gargano – è più avanzata e garantista nei confronti dei consumatori e tutela meglio gli interessi delle imprese serie e della buona rappresentanza che ha a cuore il futuro e lo sviluppo di questo Paese’.