Il pesce fa bene, nonostante il mercurio

Uno studio prova che i benefici del consumo di pesce sullo sviluppo prenatale possono compensare i rischi connessi all'esposizione al mercurio

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Mangiare pesce fa bene, nonostante il mercurio. Lo afferma una ricerca, pubblicata sull''American Journal of Clinical Nutrition' ed  effettuata alle isole Seychelles, che prova che i benefici del consumo di pesce sullo sviluppo prenatale possono compensare i rischi connessi all'esposizione al mercurio.

Secondo gli esperti, infatti, i nutrienti presenti in questo alimento hanno proprietà in grado di proteggere il cervello dai potenziali effetti tossici della sostanza chimica.

Le isole Seychelles si sono rivelate un ottimo luogo per esaminare il potenziale impatto sanitario dell'esposizione al mercurio a un basso livello, ma persistente: gli 89.000 abitanti di questo paradiso naturale consumano pesce a quantità 10 volte superiori rispetto alle popolazioni degli Stati Uniti e d'Europa.

Nello studio sono state coinvolte più di 1.500 madri e i loro figli. A 20 mesi dopo la nascita, i bambini sono stati sottoposti una serie di test volti a misurare le loro capacità di comunicazione, il comportamento e le funzionalità motorie. I ricercatori hanno anche raccolto campioni di capelli dalle madri al momento della gravidanza e misurato i livelli di esposizione al mercurio prenatale. I risltati, arrivati dopo un monitoraggio trentennale, hanno evidenziato che alti livelli di consumo di pesce fra le donne in gravidanza non producono problemi di sviluppo nei loro figli. Il lavoro indica dunque che i composti presenti nel pesce, come gli acidi grassi polinsaturi, possono contrastare attivamente ildanno che il mercurio può causare nel cervello.

‘Sembra che il rapporto tra i nutrienti di pesce e il mercurio sia molto più complesso di quanto precedentemente ipotizzato’, ha affermato Philip Davidson, ricercatore principale del Seychelles Child Development Study, professore emerito presso l'Università di Rochester, e autore senior dello studio.

‘Questi risultati indicano che ci può essere un equilibrio ottimale tra le diverse proprietà degli acidi grassi che promuovono lo sviluppo fetale e che questi meccanismi meritano ulteriori studi’, conclude.

gc